sexta-feira, 11 de setembro de 2009

The Cowsills-The Rain, the Park, and Other Things

ADELE - Make You Feel My Love

Leona Lewis - Better In Time

Chrisette Michele - If I Have My Way

Ledisi--Take Time (2001)

Queen Latifah- I'm Not In Love

Natalie Merchant - My Skin

Tori Amos - Winter

MYLENE FARMER - Appelle mon numero

Shania Twain - You've Got A Way

Agnetha Faltskog - If I Thought You'd Ever Change Your Mind

Bar é fotografia - Elena Vasilieva


Elena Vasilieva

s111s

Bar é poesia - Eunice Arruda


Eunice Arruda




Ampliação




(Eunice Arruda)













Construo o poema



peda-

ço por

pedaço



Construo um

pedaço de

mim

em cada poema

Bar é fotografia - Marko Zirdum



Marko Zirdum

Red Dream

Após a terceira dose - Bar é poesia





E por falar em angústia...



(luiz alfredo motta fontana)
(Tendo o SUS como musa)





















Estranhos corredores

O caos veste comportadas filas

Aqui, e acolá, uma declaração de bravura, outra de descrença, um murmúrio de cansaço, dão cor à passividade face ao descaso

Com sorte, quiçá a douta figura, em branco, ouvirá suas dores.

O certo é que encaminhará o exame, tal qual o previsto, na ficha antes conquistada

Hipócrates ausente

Kafka dá plantão

Mas...

Acreditem...

Ainda assim, existe humor

Estranha maneira de chorar

Comercial antigo - Vintage TV Commercial - Lucy & Ricky, Ford Convertable, 50's

Charge do dia



Pancho - Gazeta do Povo - Curitiba, PR

Berlusconi: "Mai pagato una donna" - La Stampa, it - link (aqui)

Il presidente del Consiglio con il collega Zapatero



10/9/2009 (14:50) - IL CASO ESCORT- LA REAZIONE DEL CAVALIERE

Il premier: «Le escort? Solo calunnie.
Io sono il miglior premier in 150 anni»
ROMA
«Mai pagato una donna. Non c'è nessun giro di prostituzione. Contro di me solo calunnie». Berlusconi replica con vigore dopo il polvernone estivo sollevato dall'inchiesta di Bari. Il premier non si sottrae più alle domande, non cerca più compromessi: «D’ora in poi risponderò sempre su tutto».

Berlusconi rompe gli argini, rivendica di aver superato il record di longevità del governo De Gasperi, e si autoincorona «di gran lunga» il miglior premier di sempre: è il popolo a decretare la classifica, dice, nessuno al mondo dopo un anno al timone ha il «68,4% di fiducia e ammirazione». Josè Luis Zapatero, venuto sull’isola della Maddalena per parlare di immigrazione, sorride compiaciuto. Altro che i risultati del summit, in copertina c’è ancora il caso delle escort. Al G8 nessun cronista straniero aveva osato "sfidare" il padrone di casa, oggi invece gli si rimproverano «i giri di prostituzione».

Allora il Cavaliere passa dall’ironia («invidiosi») all’orgoglio di essere italiano («il nostro è il Paese dei playboy, di Casanova, degli amatori») e poi, messa da parte l’arte della seduzione («le donne sono il più bel regalo di Dio»), parte al contrattacco: «Menzogne, calunnie, non ho mai pagato un euro, la più grande soddisfazione è la conquista, che senso avrebbe pagare una donna?». Il presidente del Consiglio smonta ogni accusa, punto su punto. La prima "tappa"? Quelle lezioni a via dell’Umiltà che hanno portato all’elezione di «tre ragazze preparate che faranno benissimo». Ma «l’inizio di tutto» - questa la sua tesi - è la seconda "puntata": «Tarantini portava ragazze e le presentava come amiche. Io sono stato vittima di un’aggressione di una persona che ha creato artatamente uno scandalo». Quella persona, mai citata ma non è difficile immaginare chi sia quella donna, ora «risponderà ai giudici italiani» di quello che ha fatto.

In realtà il Cavaliere non ha deciso se denunciare la D'Addario perchè, a suo dire, «sommerebbe quattro reati» per una potenziale condanna a 18 anni di reclusione. Il premier, invece, è assolutamente convinto a proseguire nella battaglia contro «la cattiva informazione» (operatori tv e fotografi sono «i buoni») che con la sua «faziosità» rischia «il fallimento». Il primo ministro spagnolo è ancor più divertito ed esalta «il senso dell’umorismo» del Cavaliere. Anche nell'opposizione c'è chi la prende sul ridere: per Franceschini «in 150 anni ce n’è uno che ha fatto più di lui: si chiamava Benito Mussolini». Anche Bersani sfodera l'arma dell'ironia: «Credo sia stato modesto. Esiste anche una storia europea e mondiale che non ha considerato. Ci rifletta meglio perchè può dire di più...»

Franceschini passa poi al contrattacco. «Noi dobbiamo alzare il livello di guardia perchè - il declino di Berlusconi è cominciato ma più si è vicini a forme di autoritarismo, più i colpi di coda non vanno sottovalutati». Per il segretario Pd, davanti a questo governo «bisogna alzare i toni dell’opposizione e smetterla di farci condizionare dal ritornello dell’antiberlusconismo perchè essere riformatori non vuol dire tacere ma quando è necessario bisogna alzare la voce». Alzare la voce e anche, aggiunge il leader democratico, parlare chiaro». Di Pietro sfodera un proverbio: «"Chi si loda s’imbroda". E - aggiunge il leader dell'Italia dei Valori - rasenta la demenza chi, invece di rimettersi al giudizio che devono dare gli altri, ossia gli elettori, si magnifica e giudica da solo».

Battisti, il ministro contro il tribunale "Quale estradizione. Dovevano liberarlo" - la Repubblica, it - link (aqui)

Cesare Battisti



Tarso Genro, responsabile brasiliano della Giustizia attacca la Corte Suprema
"La concessione dello status di rifugiato è di competenza del governo"

Dopo la sospensione del voto, la decisione dei giudici arriverà tra due settimane
dal nostro inviato OMERO CIAI

BRASILIA - "Qui nelle nostre carceri c'è un detenuto politico, Cesare Battisti, un uomo tenuto in prigione illegalmente perché otto mesi fa ha ottenuto l'asilo e dovrebbe essere da tempo libero". L'affondo del ministro della Giustizia Tarso Genro contro la Corte Suprema è arrivato ieri sera in teleconferenza dal Cile dove si trova in visita ufficiale. A suo giudizio la Corte si attribuisce poteri che non ha perché la concessione dello status di rifugiato è competenza del governo e del presidente della Repubblica, non può essere messA in discussione ed estingue in modo automatico il processo di estradizione.

Per questo Genro afferma che l'esame del caso Battisti nella Corte Suprema rappresenta un precedente grave ed apre un conflitto critico fra i poteri dello Stato: governo e presidente da una parte, Tribunale supremo dall'altra. Secondo Genro il giudice Peluso, relatore della causa, avrebbe dovuto solo prendere atto della decisione del governo di considerare Battisti un rifugiato e liberarlo immediatamente. Invece l'atteggiamento del Tribunale - ha aggiunto Genro - è gravissimo, "è una decisione che può avere grandi conseguenze perché se la Corte concede l'estradizione di Battisti in Italia, tutti gli status di asilo politico potranno essere rimessi in discussione". Il potere giuridico - ha concluso il ministro - vorrebbe per sé una prerogativa che appartiene al governo e al presidente.

Intanto Marco Aurelio Mello, il giudice del Tribunale supremo che ha congelato la sentenza chiedendo un rinvio per approfondire i dettagli della causa, ha promesso che al massimo nel volgere di due settimane esprimerà il suo voto permettendo così alla Corte di concludere il suo lavoro.

(11 settembre 2009)

El Pais: "Umorismo machista e ridicolo" Wall Street Journal: "Lasci stare la stampa" - la Repubblica, it - link (aqui)


Il quotidiano spagnolo attaccato da Berlusconi: "Deliranti spiegazioni"
Duro editoriale del quotidiano finanziario Usa: "Un torero non ingaggia gli avvocati"

dal corrispondente ENRICO FRANCESCHINI


LONDRA "Deliranti spiegazioni", "umorismo machista", "un leader improprio per un paese serio" che è imbarazzante "frequentare" per gli altri premier e presidenti occidentali. Così, in un editoriale della direzione, El Pais commenta la conferenza stampa di ieri in Sardegna in cui Silvio Berlusconi, accanto al primo ministro della Spagna Zapatero, ha tra le altre cose attaccato pesantemente il più autorevole quotidiano spagnolo predicendone in sostanza il fallimento. Il resto della stampa internazionale reagisce in modo simile allo "show" del premier italiano, come lo definiscono vari giornali, e un altro grande quotidiano straniero, il Wall Street Journal, gli dedica un editoriale al vetriolo per la sua decisione di fare causa ai giornali che lo criticano, paragondandolo a un "torero che assume una banda di avvocati per impedire al toro" di fare il suo mestiere.

Messo nel mirino da Berlusconi, evidentemente risentito per le foto dei party con donne in topless nella sua villa in Sardegna che il giornale spagnolo è stato finora l'unico al mondo a pubblicare con ampio rilievo, El Pais dedica comprensibilmente ampio spazio alla "stravagante" conferenza stampa di ieri, come la chiama il corrispondente dall'Italia Miguel Mora.

L'editoriale del direttore comincia col notare che Berlusconi, ammettendo di avere ricevuto più volte a casa propria un uomo d'affari, Gianpaolo Tarantini, indagato per droga e incitamento alla prostituzione, intrattiene "compagnie poco raccomdabili". Quindi l'articolo fa l'elenco della "deliranti spiegazioni" con cui il premier ha risposto, o meglio non risposto, alla domanda del giornalista del Pais durante la conferenza stampa, facendo sfoggia di un "umorismo machista e ridicolo". Infine l'editoriale accusa Berlusconi di essere un leader che "confonde il pubblico con il privato, come ha dimostrato nella conferenza stampa", un leader "improprio per un paese serio e per un governo presentabile". Conclude El Pais: "Frequentare Berlusconi è una difficoltà politica addizionale pe rle odierne relazioni internazionali", lasciando capire che il premier spagnolo Zapatero, che a un certo punto ha definito "interessante" quel che Berlusconi stava dicendo, preferirebbe tenerlo a distanza.

Analoghi commenti da parte degli altri quotidiani spagnoli, come El Periodico che giudica la conferenza stampa di ieri "un recital a base di cattivo gusto e machismo" e la Voz di Galizia che parla di un leader "irrimediabile".

La bibbia del capitalismo, come è soprannominato il Wall Street Journal, mette in prima pagina la conferenza stampa e la accompagna con un editoriale intitolato "Silvio Berlusconi e il silenzio dei tori", che riecheggia vagamente il titolo del film "Il silenzio degli innocenti". L'articolo non firmato, dunque anche questo espressione della direzione del più importante quotidiano finanziario al mondo, nota che la serie di cause per diffamazione lanciate dal premier italiano contro la Repubblica e altri giornali stranieri, "susciterebbe ilarità" se non rappresentasse una effettiva minaccia di chiudere la bocca alla stampa. Il Wsj riporta la recente frase di Berlusconi secondo cui i giornali "ci attaccano come tori infuriati, ma qui c'è un torero che non ha paura di niente". Senonché, commenta il Journal, "noi non possiamo ricordarci l'ultima volta che un matador ha scatenato una sqdra di avvocati per impedire al toro di attaccare". Il quotidiano newyorchese fa un'ipotesi: che le denunce potranno trattenere alcuni giornali da criticare Berlusconi per le sue storie con giovani donne, ma potrebbero spingere la stampa internazionale a "occuparsi maggiormente di questioni che possono ben più danneggiare la sua reputazione, come le sue relazioni con Tripoli e Teheran, gli effetti del suo nazionalismo economico, le sue mancate promesse di ridurre le tasse". E conclude: "Se Berlusconi ama il suo paese così appassionatamente come dice di fare, allora dovrebbe lasciar perdere le cause legali e lasciare la stampa svolgere il suo lavoro"



Anche la stampa britannica segue il caso da vicino, con ampi servizi sul Guardian e sul Times: entrambi mettono l'accento, fin dai titoli, su un aspetto della conferenza stampa che potrebbe ritorcersi contro Berlusconi, cioè il fatto che il premier ha "per la prima volta ammesso che un sospetto protettore ha portato donne a casa sua", come titola il Guardian, ovvero che Tarantini, "un uomo d'affari indagato per droga e prostituzione" ha portato "belle donne ai party" del premier. Una frequentazione che per il momento non ha alcuna implicazione giudiziaria, ma che chiaramente i due quotidiani britannici considerano altamente imbarazzante da un punto di vista politico, forse immaginando cosa accadrebbe se il primo ministro del Regno Unito facesse cose simili.

Un rilievo che muove anche l'Irish Times in Irlanda, titolando che un "pimp", ossia un protettore, un magnaccia, ha condotto donne nella residenza privata del premier italiano, per stessa ammissione di quest'ultimo che però a quanto pare non ci trova niente di scandaloso o improprio.

Della Berlusconi-story tratta oggi anche un altro grande quotidiano americano, il Los Angeles Times, che pubblica una lunga intervista al politologo italiano, a lungo docente di scienze politiche negli Stati Uniti, Giovanni Sartori. Il titolo dell'articolo, che riflette le parole di Sartori (e il tema del suo ultimo libro), è questo: "Non è un ditattore? Allora è un sultano".

(11 settembre 2009)

Morto Bohr, Nobel per la fisica nel '75 Svelò i segreti del sistema subatomico - Il Messaggero, it - link (aqui)



ROMA (10 settembre) - È morto a Copenhagen ad 87 anni il fisico danese Aage Niels Bohr, premio Nobel nel 1975 per le fondamentali scoperte sulle particelle subatomiche e sulla loro capacità di vibrare fino a modificare la forma dell'atomo. Bohr era figlio d'arte: il padre, Niels Bohr, era un illustre fisico che diede un contributo fondamentale allo studio dell'atomo e della meccanica quantistica, introducendo la teoria degli elettroni che viaggiano in orbite ben definite che corrispondono ai diversi stadi di energia.

Bohr senior, il cui volto è ritratto sull'attuale banconota danese da 500 corone, ha vinto il premio Nobel per la fisica nel 1922, anno di nascita di Aage. Durante la seconda guerra mondiale padre e figlio emigrarono negli Stati Uniti, dove collaborarono al progetto di costruzione della bomba atomica a Los Alamos nel New Mexico e informarono gli scienziati americani sullo stato del programma atomico tedesco. Tornato in patria, Aage Niels Bohr studiò con fisici del calibro di Wolfgang Pauli e Werner Karl Heisenberg, scegliendo la strada della fisica nucleare. Nel 1954 presentò come tesi di dottorato all'Università di Copenaghen una teoria sul moto collettivo del nucleo atomico, sviluppata in collaborazione con gli studiosi statunitensi Ben Roy Mottelson e Leo James Rainwater.

La ricerca contribuva a spiegare numerose proprietà finora ad allora sconosciute del nucleo, dimostrando in particolare che le particelle subatomiche non sono ferme ma vibrano in maniera tale da modificare la forma stessa del nucleo, che dalla forma sferica iniziale finisce per assumere quella di un ellissoide. Nel 1975, per questa ricerca, Bohr, Mottelson e Rainwater furono insigniti del premio Nobel per la fisica. Bohr ha diretto per otto anni l'Istituto di Fisica dell'Università di Copenaghen, ora ribattezzato con il nome del padre, e dal 1975 è stato a capo del Nordic Institute of Theoretical Atomic Physics, che condivide progetti di ricerca e strutture con il Niels Bohr Institut.

Noemi a Venezia, spintoni e parapiglia - Corriere Della Sera, it - link (aqui)



Il produttore Massimo Gobbi: «girerà un film»

La 18enne amica del premier si è presentata al Lido con i genitori: «Amo il cinema, è il mestiere che voglio fare»




(Reuters)


VENEZIA - È arrivata e ha portato lo scompiglio. Lei è Noemi Letizia, la 18enne finita sotto i riflettori per la sua amicizia con Silvio Berlusconi. «Amo il cinema ed è il mestiere che voglio fare da grande. Da anni studio recitazione - ha detto ai giornalisti -. È bellissimo essere qui. Non sembro emozionata ma l'apparenza inganna. Del resto sono sotto pressione della stampa da mesi, forse ci avrò fatto il callo». Al Lido di Venezia Noemi era accompagnata dalla madre, Anna Palumbo, e dal padre Elio. Assaliti da telecamere, fotografi e circondati dalla security, i Letizia sono stati circondati dalla folla, con tanto di spintoni per vedere più da vicino. Bionda e truccatissima, Noemi era avvolta in un vestito-foulard viola e giallo.


Con la madre Anna Palumbo (Ap)


ANELLO CON FARFALLA - Seguita a vista dalla madre, Noemi ha dispensato sorrisi a tutti nonostante il caos dei curiosi che cercavano di avvicinarsi. Alla domanda se Silvio Berlusconi sapesse di questa sua passerella, Noemi ha mostrato l'ennesimo sorriso. Al dito ha un vistoso anello con farfalla dorata, borsa e sandali color oro. Dopo il breve incontro con i giornalisti nella terrazza Quintessencially di fronte al Palazzo del Casinò, Noemi - insieme alla madre e al produttore Massimo Gobbi, in virtù della cui amicizia è al Lido - è tornata verso l'Excelsior dove si è imbarcata su un motoscafo per tornare a Venezia.


(Ap)


«NOEMI FARÀ UN FILM» - Lo stesso Gobbi ha annunciato che la 18enne girerà un film. Al Lido si è presentato anche con monsignor Milingo. «Siamo a Venezia per presentare il trailer del film da me prodotto "Camorra day" - ha detto -, ma cogliamo l'occasione di annunciare il prossimo lavoro, nulla a che fare con quello concluso, al quale parteciperà come attrice Noemi Letizia». Gobbi non ha voluto anticipare nulla sul film con Noemi mentre ha sottolineato che all'arrivo a Piazzale Roma, dove è salito con il suo entourage, Letizia e Milingo su due motoscafi, è stato contestato.


10 settembre 2009

McLaren MP4 12C, el fórmula 1 de dos plazas - El Confidencial, es - link (aqui)



@Carlos Cancela.- 11/09/2009


Llega el MP4-12C, el primer deportivo de altas prestaciones de la nueva McLaren. Es también el primer modelo de la compañía británica tras su ruptura con Mercedes, al menos en lo que a coches comerciales se refiere, porque la relación entre ambos para el equipo de Fórmula 1 se mantiene, de momento. Un buen heredero del Mercedes SLR desarrollado y fabricado por la compañía con sede en Woking, pero ahora sin Mercedes detrás.






El nuevo modelo es un claro representante del futuro de los coches deportivos de altas prestaciones y gran exclusividad y abre el camino a nuevos modelos, según ha dejado entrever el presidente de la compañía, el conocido Ron Dennis. El nuevo modelo ofrece una estética increíble, como pueden ver nuestros lectores en estas imágenes, pero no lo es menos su aspecto mecánico. Se trata de un deportivo de verdad, de dos plazas, con el motor en posición trasera , y con una línea muy llamativa. Bajo su capó motor, situado en la parte trasera, encontramos un propulsor de ocho cilindros en V de poca cilindrada con 3,8 litros, pero gracias al empleo de un doble turbocompresor consigue una potencia de 600 caballos.





Asociado a este propulsor de alto rendimiento, encontramos un cambio de doble embrague con siete marchas y la posibilidad de accionamiento mediante levas, al más puro estilo de la Fórmula 1 de la que deriva este espectacular biplaza.

Su puesto de conducción es lo más parecido al de un coche de Fórmula 1. De hecho, los mandos de control del sistema de climatización se encuentran en la puerta del conductor para evitar distracciones al volante.

Frenos de disco ventilados de seis bombines y como opción se ofrecerán unos cerámicos de alto rendimiento, ideales para el nivel de prestaciones del vehículo.

El nuevo modelo de McLaren, el primero de una saga de modelos según el propio Dennis, no estará disponible hasta principios del 2011 y las previsiones apuntan una producción de 1.000 unidades el primer año. Sus precios aún no son definitivos, pero de forma orientativa podrían situarse entre los 160.000 y los 200.000 euros.

La sensual mirada de Robert Mapplethorpe - El País, es - link (aqui)

Lydia Cheng, fotografía del artista neoyorquino Robert Mapplethorpe.- ROBERT MAPPLETHORPE FOUNDATION. REPRODUCIDO CON PERMISO



El CAC Málaga acoge una retrospectiva de fotografías del artista neoyorquino

SERGIO MELLADO - Málaga - 11/09/2009


El escándalo siempre salpicó su obra y sus exposiciones aparecían rodeadas de polémicas y prohibiciones. A Robert Mapplethorpe (Long Island, Nueva York, 1946) le acompañó en vida -e incluso después de su muerte en 1989 a causa del sida- el sambenito de ser un artista controvertido y polémico, etiquetas que la derecha ultraconservadora norteamericana le atribuyó por su osadía al romper prejuicios sobre el sexo, la raza, el género o la religión con su fotografía. Mapplethorpe se convirtió en mito de la revolución homosexual en los años setenta y ochenta del pasado siglo en Estados Unidos.

Sus desnudos masculinos y femeninos, sus primeros planos de genitales erectos o de parejas manteniendo relaciones homosexuales o sadomasoquistas le llevaron a ser considerado "el fotógrafo de lo homosexual", título que Mapplethorpe rechazaba alegando que su trabajo no consistía en escandalizar, sino en encontrar lo inesperado y capturar imágenes que no se hubieran visto antes. "Me encontraba en el lugar adecuado para sacar esas fotos y sentí la obligación de hacerlas", decía para defenderse de quienes le tachaban de originar escándalos de forma premeditada con sus obras. Aún tres años después de su fallecimiento, en 1991, el escándalo le perseguía. Siete de sus obras fueron retiradas por la policía durante la inauguración de una exposición en Cincinnati por ser consideradas obscenas y el director del museo detenido.

Ahora, coincidiendo con el vigésimo aniversario de su muerte, la sensual mirada de Robert Mapplethorpe llega por primera vez a Andalucía. El Centro de Arte Contemporáneo de Málaga (CAC) inaugura hoy una amplia retrospectiva del fotógrafo neoyorquino en la que se exhibirán más de un centenar de obras realizadas entre 1975 y 1989. La muestra podrá visitarse hasta el 15 de noviembre.

"Esta exposición reúne una representación de las principales temáticas trabajadas por Robert Mapplethorpe. Están sus autorretratos y retratos de personajes célebres (Andy Warhol, Louise Bourgeois, Patti Smith, Grace Jones...), que constituyen la parte más emblemática de su obra; fotografías de desnudos con una fuerte carga erótica y una serie de fotografías de flores que lleva implícita el carácter sexual de su obra; además de otra menos conocida sobre esculturas clásicas. La retrospectiva resume sus últimos 15 años de vida y sus obras hablan de los riesgos y miedos que le azoraban, no sólo físicos, sino también de tabúes sexuales", explica Fernando Francés, director del CAC Málaga y comisario de la muestra.

Michael Stout, uno de sus íntimos amigos y presidente de la Fundación Robert Mapplethorpe, recuerda cómo la vida del fotógrafo comenzó a cambiar de forma radical desde que le fuera diagnosticado el sida en septiembre de 1986, algo que afectó a su obra ya que se impuso un ritmo de producción casi frenética. En esos últimos años y, sobre todo, en sus últimas semanas de vida, Mapplethorpe sacaba fotos cada día, no atendía a sus citas con los modelos y se centraba en fotografiar esculturas cercanas a su casa y objetos cotidianos. En la muestra también se podrán ver algunos autorretratos en los que el propio fotógrafo recoge la decadencia física de su enfermedad.

"La idea de traer a Mapplethorpe parte de dar continuidad a un programa que ya iniciamos con otros artistas de marcada influencia a finales del siglo XX, como Louise Bourgeois o Lawrence Weiner, creadores que como Mapplethorpe resumen muy bien ciertas sensibilidades del cambio de siglo y de la crisis de valores que le acompañó. Además, era ineludible dedicarle una retrospectiva, ya que su obra nunca antes se había visto en Andalucía", añade Fernando Francés.

Berlusconi explica ante Zapatero su trato con prostitutas y 'velinas' - El País, es

Berlusconi pide disculpas a Zapatero por haber acaparado la rueda de prensa con las explicaciones sobre las prostitutas.- EFE



El primer ministro italiano niega haber pagado por sexo y ataca a EL PAÍS

M. MORA / M. GONZÁLEZ - La Magdalena (Cerdeña) - 11/09/2009


Silvio Berlusconi acaparó ayer todo el protagonismo de la cumbre hispano-italiana al convertir la rueda de prensa con el presidente español, José Luis Rodríguez Zapatero, en una andanada contra los medios de comunicación, y en particular contra el diario EL PAÍS, y en una catarata de comentarios de corte machista. A su lado, Zapatero asistió al desahogo de su anfitrión con gesto de circunstancias, mientras las ministras españolas de Economía, Elena Salgado, y Defensa, Carme Chacón, no ocultaban su estupefacción.

El primer ministro italiano había había explicado personalmente a ambas que sus declaraciones de 2008, en las que afirmaba que el Gobierno de Zapatero era "demasiado rosa", por tener tantas ministras como ministros, no podían ser ofensivas. "¿Cómo pensáis que se puede decir algo negativo de las mujeres en la patria de Casanova y los playboys?", argumentó.

El tono bromista de Berlusconi durante la conferencia de prensa cambió cuando contestó a una pregunta de EL PAÍS, acordada con el resto de los periodistas españoles, sobre si se había planteado la posibilidad de dimitir para no perjudicar la imagen de su país con los escándalos privados que le han salpicado en los últimos meses. Tras descartar de plano la dimisión y autocalificarse como "el mejor presidente que ha tenido Italia en sus 150 años de historia", apostilló: "Podría añadir muchas cosas sobre lo que escribe su periódico, pero deben ustedes abrir los ojos y no ser facciosos. Los periódicos están perdiendo tirada y publicidad y se arriesgan a la quiebra empresarial. Creo que EL PAÍS sabe algo de eso".

Después calificó como "calumnias" las informaciones que señalan que algunas de las prostitutas y velinas (azafatas de televisión) que han frecuentado sus residencias oficiales fueron promovidas a candidatas de su partido, el Pueblo de la Libertad (PDL). "Hicimos un curso para convertir a señoritas licenciadas en asistentes de candidatos europeos. Tres de ellas fueron elegidas para optar a los escaños [del Parlamento Europeo]. Todas son apasionadas y cultas y lo harán estupendamente. Lo demás son sólo mentiras de los periódicos que usted lee, La Repubblica y L'Unitá" (ambos de izquierdas).

Sobre las declaraciones del empresario de Bari Gianpaolo Tarantini, quien confesó que se había encargado de llevar a las mujeres, muchas de ellas prostitutas, a 18 fiestas, reconoció que efectivamente le llevó chicas a su casa diciéndole que eran amigas suyas, pero negó saber que algunas cobraran luego dinero, como ha declarado éste ante el juez. "Eran mujeres bellas y siempre es agradable cenar con personas que no están alejadas de la estética", afirmó tras asegurar que nunca ha pagado dinero por mantener relaciones sexuales, pues su mayor placer, dijo, es conquistar a las mujeres.

El tono se endureció aún más cuando se refirió, sin citarla, a Patrizia D'Addario, la prostituta de lujo de Bari que pasó una noche con él en el palacio Grazzoli y sacó fotos y grabó conversaciones. "He sabido que los cuatro delitos que ella cometió suman 18 años de cárcel, pero todavía no he decidido si la denunciaré", advirtió. Sí ha llevado a los tribunales a diversos medios de comunicación por informar de sus fiestas y escándalos: "He interpuesto causas contra la libertad de prensa (sic), para tratar de poner fin a la libertad de calumnia y a la desinformación", dijo. "Muchos periódicos citan frases mías que no he pronunciado y eso demuestra que la realidad de los periódicos es distinta de la de los políticos. ¡Pobre Italia con esta información!", exclamó.

El principal resultado de la cumbre fue el acuerdo para que la Unión Europea asuma como propia la política de inmigración; lo que significa compartir el coste económico y repartir entre los veintisiete cupos de solicitantes de asilo, además de liderar las negociaciones con los países de los que proceden los inmigrantes.

La comparecencia causó estupefacción entre los asistentes y, más aún, cuando las respuestas de Berlusconi fueron jaleadas con aplausos. El presidente Zapatero optó por estar callado. Sólo intervino cuando Il Cavaliere le pidió perdón por la duración de su intervención. "Está interesante", dijo Zapatero. Después, guardó silencio.


"Nunca he pagado por sexo"

LA REPUBBLICA TV 11-09-2009


Berlusconi contesta las preguntas de EL PAÍS sobre prostitutas y 'velinas' entre acusaciones al periódico (versión íntegra subtitulada)


A missão espúria da Petrobrás - Estadão online - link (aqui)



O novo presidente da Petrobrás despacha no Palácio do Planalto e atende pelo nome de Luiz Inácio Lula da Silva. Esta conclusão parece perfeitamente razoável depois de se ler a entrevista do diretor de Exploração e Produção da estatal, Guilherme Estrela, publicada ontem no Estado. Segundo o diretor, a empresa vai ajustar o ritmo de exploração do pré-sal à evolução da indústria nacional de equipamentos. A ideia é estimular a fabricação, no País, de bens de produção hoje importados - dezenas ou até centenas de equipamentos, de acordo com suas palavras. É missão da Petrobrás, afirmou Estrela, promover o desenvolvimento da indústria brasileira.

A Petrobrás foi conhecida, até há pouco tempo, como grande companhia dedicada basicamente à exploração, à produção, ao transporte e à comercialização de petróleo, gás e derivados, no Brasil e no exterior. A venda de álcool foi uma ampliação de sua atividade comercial, mas não um desvio de seus objetivos como empresa do setor energético. Esta descrição é perfeitamente compatível com seu perfil de negócios, tal como apresentado até ontem à tarde no site da estatal.

Nunca foi responsabilidade da empresa subordinar sua atividade aos objetivos de uma política industrial de substituição de importações. Isso pode ter ocorrido em algumas fases, mas por imposição do governo e não porque a execução daquela política fosse parte de suas atribuições. A empresa serviu, nos anos 70, aos planos de desenvolvimento da petroquímica: foi um dos componentes do chamado tripé - capital estatal brasileiro, capital privado nacional e capital estrangeiro. Essa atividade ainda era compatível com uma empresa do setor energético. Mas - casualidade ou não - a Petrobrás só se transformou numa grande produtora de petróleo quando concentrou seus esforços e recursos nessa finalidade.

Talvez tenha havido mudança no perfil de negócios da empresa. Se isso ocorreu, só pode ter sido por decisão do acionista majoritário, representado pelo governo, ou por iniciativa dos dirigentes da companhia - hipótese muito menos provável. De toda forma, os acionistas minoritários não foram informados. Alguns deles talvez aprovem a conversão da Petrobrás em instrumento de uma nova política de substituição de importações. Talvez aceitem condicionar a exploração do pré-sal a essa tarefa, isto é, ao desenvolvimento de uma indústria de equipamentos para a atividade nas áreas descobertas há pouco tempo. Esses mesmos acionistas poderão admitir o aumento de custos e a consequente redução dos lucros durante anos.

Que deva ocorrer aumento de custos ninguém pode negar. Essa é uma das consequências normais da reserva de mercado - e às vezes não é a pior. Os fabricantes de bens de capital deveriam ser os primeiros a lembrar esse fato. Sua produção progrediu durante alguns anos, na época do Segundo Plano Nacional de Desenvolvimento, mas o setor ficou atrasado quando se implantou a reserva de mercado para bens de informática.

Segundo a Petrobrás, é sua missão "atuar de forma segura e rentável, com responsabilidade social e ambiental, nos mercados nacional e internacional, fornecendo produtos e serviços adequados às necessidades dos clientes e contribuindo para o desenvolvimento do Brasil e dos países onde atua". A contribuição ao desenvolvimento, obviamente, deve ocorrer no desenvolvimento das atividades adequadas a seu perfil.

Se o presidente da República pretende redefinir a missão da estatal, convém adotar os melhores procedimentos, comunicando a decisão aos acionistas e ao público em geral e indicando os custos da mudança. O governo também poderá extinguir o Ministério do Desenvolvimento, Indústria e Comércio Exterior, convertendo-o, talvez, em diretoria da Petrobrás.

Mas o desacato aos acionistas é só um aspecto de um erro muito maior. Não tem sentido retomar as políticas de substituição de importações com reserva de mercado, a não ser para criar mais um instrumento espúrio de poder e mais um foco de corrupção. O setor de máquinas e equipamentos não é uma indústria nascente. Além disso, misturar objetivos, quando se trata de tarefas tão ambiciosas quanto a exploração do pré-sal e o desenvolvimento da indústria, é uma demonstração inequívoca de irresponsabilidade e de incompetência. Não há lado bom nessa ideia.

Eliane Cantanhêde - Folha de São Paulo - link (aqui)





Turbulência

BRASÍLIA - Mais uma reviravolta no processo de seleção dos 36 novos caças que a FAB pretende adquirir, a um preço que pode chegar a 4 bilhões de euros: apesar da expectativa de que a comissão técnica não indicasse nenhum vitorioso, é exatamente isso que ela vai fazer.
Segundo o brigadeiro Dirceu Tondolo Noro, um oficial aviador com MBA em projeto pela Fundação Getulio Vargas, a comissão, que se chama Copac, vai, sim, indicar "o mais pontuado" entre os três finalistas: o Rafale, da francesa Dassault, o F-18, da americana Boeing, e o Gripen, da sueca Saab.
O que isso significa? Que, se a comissão apontar o Rafale como "mais pontuado", será um alívio geral para Jobim, Amorim, Marco Aurélio Garcia e principalmente Lula, que já deram mil indicações de que preferem o francês.
Mas, e se a comissão indicar o F-18 ou o Gripen? Vai ser uma saia justa, com Lula numa situação desconfortável: ou ele escolhe o Rafale assim mesmo e diz, com todas as letras, que a opção é política e prerrogativa dele, ou desiste do projeto original e fica com o indicado.
Daí, a confusão continua. No primeiro caso, vai piorar a indisposição dos norte-americanos, que já apresentaram cartas, notas e declarações jurando que aceitam transferir tecnologia e não entendem porque estão sendo preteridos. Vai que resolvam retaliar...
No segundo, se ganhar o F-18 ou o Gripen, já imaginou como os franceses vão ficar? Fecharam submarinos, helicópteros, compras de aviões da Embraer, fizeram tudo direitinho e estavam convencidos -como todo mundo- que é do Rafale e ninguém tasca.
Aliás, mais um dado curioso: o Sukhoi russo foi desclassificado porque... não oferecia transferência de tecnologia. Ou seja: os três que ficaram oferecem. Então, por que o governo insiste em dizer que esse é o grande trunfo só da França?
Ainda tem muito chão, ou muito ar, para esse voo do FX-2.

Limites ao refúgio - Editorial - Folha de São Paulo - link (aqui)






MESMO SEM ter sido concluído, o julgamento da extradição do italiano Cesare Battisti, condenado na Itália por quatro homicídios, já produziu uma importante novidade. Quebrou-se o entendimento de que a concessão de refúgio pelo Ministério da Justiça a estrangeiros é um ato inquestionável.
Battisti, que integrou um grupo terrorista de esquerda nos anos 1970, foi beneficiado com o status de refugiado por decisão do ministro da Justiça, Tarso Genro. De acordo com a lei 9.474, de 1997, o reconhecimento do refúgio bloqueia o trâmite de pedidos de extradição que recaiam sobre o estrangeiro.
Até anteontem, a praxe do Supremo, incumbido de julgar extradições, era arquivar, sem entrar no mérito, casos como o de Battisti. Entendia que a concessão de refúgio, pelas implicações nas relações externas do país, era um ato de cunho absolutamente político do Executivo e não poderia ser anulado no Judiciário.
Por cinco votos a quatro, a história mudou. O Supremo considerou ilegal a concessão do refúgio a Battisti e, desse modo, abriu caminho para a análise do mérito da extradição. Já nessa etapa posterior, o julgamento foi suspenso por pedido de vista do ministro Marco Aurélio Mello.
Restou do juízo preliminar que o governo tem arbítrio, mas limitado, para conceder refúgio. E os limites estão na própria lei do refúgio, que obriga a autoridade a enquadrar sua decisão num dos casos expressamente previstos.
Em texto juridicamente frouxo, Genro pretendeu transformar em perseguido por opinião política um estrangeiro condenado por assassinatos comuns e premeditados -contra um açougueiro e um joalheiro, por exemplo-, durante vigência plena da democracia na Itália. As sentenças contra Battisti haviam sido confirmadas na Itália, na França, para onde fugira, e na Corte Europeia de Direitos Humanos.
Os argumentos jurídicos de Tarso Genro foram facilmente desqualificados pelo relator do caso, ministro Cezar Peluso, à luz do que constava nos autos e na lei de 1997. O saldo do julgamento parcial é benéfico para o equilíbrio das instituições brasileiras. Daqui para a frente, autoridades pensarão duas vezes antes de premiar estrangeiros com o refúgio obedecendo apenas à lógica da ação entre amigos.

Em parafuso - Editorial - Folha de São Paulo - link (aqui)







Logo desmentido, anúncio da compra dos caças franceses se inscreve na lista das gafes do presidente Lula

DECOLAM , num espetáculo admirável de coordenação e ímpeto, os jatos da esquadrilha. Inclinam-se para um lado, arrojam-se na direção oposta, mergulham, arremetem. Sempre são admiráveis os shows de acrobacia aérea, ainda mais se homenageiam, como ocorreu neste Sete de Setembro, um país amigo.
Numa cortesia com o presidente Sarkozy, convidado de honra da cerimônia, os aviões riscaram no céu jatos de fumaça com as cores da França.
Talvez empolgado pela emissão dos gases tricolores, o presidente Lula fez no mesmo dia um anúncio extemporâneo. Não se contentou em consagrar o duvidoso movimento de compras militares já acertado com Sarkozy.
O Brasil iria comprar também, declarou o Planalto, 36 aviões de caça franceses, ao custo de até R$ 10 bilhões. No mesmo dia, revelou-se que o primeiro escalão do governo federal não apresentava sobre o assunto a mesma coordenação da esquadrilha acrobática.
Coube ao ministro das Relações Exteriores, Celso Amorim, dar o dito pelo não dito. Afinal, os estudos técnicos da Aeronáutica para a aquisição de novos caças ainda estão para ser concluídos. Além dos "Rafale" franceses, estão sob exame os F-18 americanos e os Gripen da Suécia.
"O que há", disse Amorim, "é uma decisão de iniciar uma negociação com um fornecedor". Dissipada a tênue cortina de fumaça diplomática, percebe-se que a compra anunciada por Lula não é uma compra, nem deveria ter sido anunciada.
O ministro da Defesa, Nelson Jobim, somou seus esforços no urgente recuo tático: disse que continua o processo de seleção entre os três participantes.
O "looping" governista prosseguiu com o deputado Maurício Rands (PT-PE), ex-líder do partido. Em entrevista à rádio CBN, na quarta, o petista defendeu os aviões suecos. No mesmo dia, os EUA afirmaram a disposição de transferir tecnologia -vantagem, dizia o Planalto, que só os franceses ofereciam- caso os seus F-18 sejam eleitos.
Enquanto a FAB dá todos os sinais de que a seleção continua, com os três competidores ajustando suas propostas, seu comandante, brigadeiro Juniti Saito, diz que a precipitação do Planalto não passou de uma falha de interpretação "da imprensa".
O presidente brasileiro parece inclinado a cometer gafes nas relações internacionais. Fica na memória seu imediato endosso à suspeitíssima vitória eleitoral do presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad -ou a intenção de "convocar" Barack Obama para uma reunião na América do Sul.